martedì 9 giugno 2015

Dichiarazioni insensate dal Presidente della Regione Lombardia Maroni

Riprendiamo, fra le tante prese di posizione, quella del Sindaco di Curno Perlita Serra, che ci sembra la più corretta per quanto riguarda i rapporti fra le istituzioni e gli obblighi a cui siamo sottoposti in quanto cittadini italiani.
Le parole pronunciate ieri dal Presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, riguardo alla minacciata “riduzione dei trasferimenti regionali come disincentivo”all'accoglienza dei richiedenti asilo da parte dei Comuni lombardi, meritano alcune considerazioni, condivise dai consiglieri di maggioranza:
  1. Il trasferimento di somme ai Comuni non è una più o meno generosa mancia del “Presidente –padre” elargita ai “Comuni – figli” a fronte della loro buona condotta: si tratta di trasferimenti definiti dalla legge tra Enti che, secondo la Costituzione, hanno pari dignità e costituiscono ciascuno e tutti insieme la Repubblica [1].
  2. La minaccia di “ridurre i trasferimenti” ai Comuni che accogliessero richiedenti asilo rivela una preoccupante propensione all’autoritarismo e al clientelismo, per cui si premiano gli amici e si “disincentivano” coloro che osano agire in modo non gradito al Presidente.
  3. L’accoglienza dei richiedenti asilo è un obbligo sancito dall’art. 10 della Costituzione italiana, che ogni sindaco (e ogni presidente di Regione) ha giurato di rispettare [2]. La Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948 stabilisce all’art. 14: “Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.” Il diritto internazionale ha stabilito con l’art. 33 della Convenzione di Ginevra del 1951 il principio di “non refoulement”, di non respingimento: “Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”.
  4. Noi sindaci dobbiamo compiere uno sforzo coraggioso per non agire su basi ideologiche, ma sulla base della Costituzione, delle leggi dello Stato e del diritto internazionale. Esiste poi l’obbligo alla solidarietà nazionale, che ci impone di non lasciare che solo le regioni meridionali facciano fronte agli sbarchi e agli arrivi di profughi e di richiedenti asilo. Attualmente in provincia di Bergamo sono presenti meno di 600 richiedenti asilo, una percentuale insignificante sul numero degli abitanti che superano il milione. Nella nostra provincia, in epoche dove la povertà era molto diffusa, si sono verificati casi di accoglienza, di protezione, di cura di persone in difficoltà: penso ai paesi che hanno nascosto intere famiglie ebree durante le leggi razziali, all’accoglienza di bambini e famiglie dopo l’alluvione del Polesine del 1951, ad altri esempi di accoglienza generosa. Credo che sia necessario ricordare sempre che si tratta di persone, che hanno alle spalle esperienze dolorose di fuga, di guerra, di esilio, di miseria e che non è sulla loro pelle che possiamo permetterci di fare propaganda ideologica.
 Perlita Serra

[1] TITOLO V, art. 114: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione […]
[2] Art. 10: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.

lunedì 27 aprile 2015

Legge Elettorale - lettera del segretario Renzi

Avanti con l'Italicum, è in ballo la dignità del PD


Care compagne e compagni, care amiche e cari amici, care democratiche e cari democratici,

scrivo a voi responsabili dei circoli del nostro partito in un momento delicato della vita istituzionale del Paese.

Dopo anni di crisi e di austerità, finalmente l'Italia inizia a rimettersi in moto.

Le regole europee stanno cambiando, anche grazie al fatto che il PD è stato il partito più votato d'Europa. Migliaia di persone vedono trasformato il proprio lavoro precario in un contratto a tutele crescenti e conoscono finalmente il significato di parole come mutuo, ferie, diritti. I provvedimenti sull'economia – dagli 80 euro fino alla decontribuzione per i nuovi assunti – stanno spingendo molti settori a ripartire e le previsioni dei prossimi mesi sono finalmente positive (grazie anche ad eventi come Expo su cui abbiamo fatto pulizia perché crediamo profondamente che sarà una grande opportunità per l’Italia e un’occasione di confronto globale su temi come la lotta alla fame e la povertà).

Stiamo lavorando duro sulla giustizia: grazie al lavoro del PD è nata finalmente l'Autorità Anti Corruzione, si è introdotto il reato di autoriciclaggio, la responsabilità civile dei magistrati, regole più serie per la custodia cautelare. E tra qualche settimana saranno legge le nuove norme sulla corruzione (pene più dure, prescrizione più difficile), sul falso in bilancio, sui reati ambientali, sui furti in appartamento. Una nuova stagione dei diritti si è aperta, dopo anni di tentennamenti: dal divorzio breve fino alla legge sul terzo settore, passando dalla discussione parlamentare sulla cittadinanza e sulle unioni civili.

La rivoluzione digitale porterà fisco e pubblica amministrazione a cambiare passo, smettendo di essere controparte degli utenti, ma finalmente consulenti e amici del cittadino. La fatturazione elettronica, la dichiarazione precompilata, l'imminente pin unico dimostra che possiamo davvero rendere questo Paese più semplice e efficiente. Per questo l'infrastruttura più grande sulla quale stiamo lavorando è quella digitale, la rete banda ultra larga. Ma non dimentichiamo la necessità di mettere in sicurezza le opere lasciate a metà da una burocrazia che ha visto negli appalti pubblici lavorare più gli avvocati che gli ingegneri: ecco perché il codice appalti, ad esempio, è fondamentale per dare regole certe e portare a compimenti i lavori. Ed ecco perché abbiamo sbloccato le opere contro il dissesto idrogeologico.

La vera sfida però riguarda la possibilità di tornare a investire nel capitale umano. Sulla ricerca, sull'innovazione, sulle città sostenibili. E tutto parte dalla scuola. Il nostro disegno di legge – maturato dopo una campagna di ascolto lunga mesi – può essere migliorato ancora. Siamo aperti e pronti all’ascolto. Ma un punto deve essere chiaro: la scelta dell'autonomia è decisiva. Significa che la scuola non deve essere nelle mani delle circolari ministeriali e dei sindacati, ma dei professori, delle famiglie, degli studenti. Grazie alle scelte del PD in Parlamento per la prima volta dopo anni ci saranno più soldi per le scuole e per l'edilizia scolastica, si torna ad assumere e si faranno di nuovo i concorsi, i professori avranno più risorse per la loro formazione, il merito dovrà essere valutato in modo puntuale e dagli asili nido al diritto allo studio il sistema educativo sarà più giusto. 

Lo stiamo facendo in un momento non facile. Avanza in Europa un'ondata di contestazione che è forte in tutti i Paesi, a cominciare dalla Francia di Le Pen. In Italia questa sfida demagogica è incardinata su due forze, non solo su una: la Lega di Salvini, i Cinque Stelle di Grillo. Il PD è stato argine a questa deriva, grazie alla scelta di fare le riforme attese da anni su cui altri governi si sono, invece, fermati e impantanati in passato. Le riforme istituzionali e costituzionali sono il simbolo di questa battaglia. C'è chi contesta il sistema e chi propone di cambiarlo: noi siamo questo cambiamento, possibile e necessario.

Gli italiani ci hanno dato credito. Eravamo al 25% nel 2013, siamo passati al 41% nel 2014. In un anno abbiamo aumentato in modo incredibile il consenso. Abbiamo vinto nel 2014 cinque regioni su cinque: una era l'Emilia Romagna, le altre quattro le abbiamo strappate al centrodestra. Siamo oggi la forza politica che può restituire speranza e orgoglio all'Italia. Ma non possiamo fare melina. Non possiamo puntare a star qui solo per conservare la poltrona: siamo al Governo per servire l'Italia, cambiandola. Non ci abitueremo mai alla palude di chi vorrebbe rinviare, rinviare, rinviare.

Ecco perché la legge elettorale che domani va in Aula alla Camera diventa decisiva. Non solo perché è una legge seria, in linea con le precedenti proposte del nostro partito. Ma anche perché non approvare la legge elettorale adesso significherebbe bloccare il cammino di riforme di questa legislatura. E significherebbe dire che il PD non è la forza che cambia il Paese, ma il partito che blocca il cambiamento. Sarebbe il più grande regalo ai populisti. Ma sarebbe anche il più grande regalo ai tanti che credono nel potere dei tecnici: quelli che pensano che la parola politica sia una parolaccia e bisogna affidarsi ai presunti specialisti che ci hanno condotto fin qui, prima dell'arrivo al governo del PD.

Nel merito la legge elettorale è modellata sulla base dell'esperienza dei sindaci. Chi vince governa per cinque anni. È previsto il ballottaggio. Il premio è alla lista per evitare che i partiti più piccoli possano dividersi dal giorno dopo le elezioni e mettere veti. Circa la metà dei seggi viene attribuita a candidati espressione del collegio (candidato di collegio, non più liste bloccate come nel porcellum) e l'altra metà con preferenze (massimo due, una donna e un uomo). Si può sempre fare meglio, per carità. Ma questa legge rottama il Porcellum delle chilometriche liste bloccate con candidati sconosciuti e il Consultellum che tanto assomiglia al proporzionale puro della prima repubblica, imponendo inciuci e larghe intese.

Questa legge l'ha voluta il PD. L'abbiamo definita una urgenza e ora dovremmo fermarci? L'abbiamo proposta alle primarie del dicembre 2013, con due milioni di persone che ci hanno votato. L'abbiamo ribadita alla prima assemblea a Milano. L'abbiamo votata in direzione a gennaio 2014. L'abbiamo votata, modificata sulla base delle prime richieste della minoranza interna, alla Camera nel marzo 2014. L'abbiamo di nuovo modificata d'accordo con tutta la maggioranza e l'abbiamo votata al Senato nel gennaio 2015. L'abbiamo riportata in direzione nazionale e l'abbiamo votata. Poi abbiamo fatto assemblea dei deputati e l'abbiamo votata ancora una volta. L'abbiamo votata in Commissione e adesso siamo alla terza lettura alla Camera, in un confronto parlamentare che è stato puntuale, continuo, rispettoso.

Vi domando: davvero è dittatura quella di chi chiede di rispettare il volere della stragrande maggioranza dei nostri iscritti, dei nostri parlamentari, del nostro gruppo dirigente? Davvero è così assurdo chiedere che dopo 14 mesi di dialogo parlamentare si possa finalmente chiudere questa legge di cui tutti conosciamo il valore politico? Davvero vi sembra logico che dopo tutta questa trafila ci dobbiamo fermare perché una parte della minoranza non vuole?

Se questa legge elettorale non passa è l'idea stessa di Partito Democratico come motore del cambiamento dell'Italia che viene meno. Se davanti alle prime difficoltà, anche noi ci arrendiamo come potremo costruire un'Italia migliore per i nostri figli? Se gli organi di un partito (primarie, assemblea, direzione, gruppi parlamentari) indicano una strada e poi noi non la seguiamo come possiamo essere ancora credibili? Abbiamo portato il PD a prendere tanti voti degli italiani: davvero oggi possiamo fermarci davanti ai veti?

Ecco perché nel voto di queste ore c'è in ballo la legge elettorale, certo. Ma anche e soprattutto la dignità del nostro partito. La prima regola della democrazia è rispettare, tutti insieme, la regola del consenso interno. Quando ho perso le primarie, ho riconosciuto che la linea politica doveva darla chi aveva vinto. Adesso non sto chiedendo semplicemente lealtà; sto chiedendo rispetto per una intera comunità che si è espressa più volte su questo argomento, a tutti i livelli. Perché questa legge elettorale l'abbiamo cambiata tre volte per ascoltare tutti, per ascoltarci tutti. Ma a un certo punto bisogna decidere.

Ho preso l'impegno con voi, iscritti al PD, di guidare il partito fino al dicembre 2017, quando si terranno le primarie. In quell'appuntamento toccherà a voi, alla nostra comunità, scegliere se cambiare segretario. Ma fino a quel giorno lavorerò senza tregua per dare alla nostra comunità la possibilità di essere utile all'Italia. Milioni di nostri concittadini affidano le loro speranze al nostro lavoro: già altre volte in passato le divisioni della nostra parte hanno consentito agli altri di tornare al potere e di fare ciò che abbiamo visto. Farò di tutto perché questo non risucceda. Possono mandare a casa il Governo se proprio vogliono, ma non possono fermare l'urgenza del cambiamento che il PD di oggi rappresenta.

Grazie per il sostegno
Matteo

martedì 20 gennaio 2015

venerdì 25 luglio 2014

Riforma della Costituzione: golpe in Italia?

L'ufficio di Presidenza ha contingentato i tempi per la riforma del Senato. Occorre completare l'approvazione della riforma entro l'8 Agosto. E si grida al golpe!
Troppo poco il tempo per discutere di una legge così importante? Ma chi lo dice, dimentica i 4 mesi passati (sprecati) per inseguire le minoranze. Come per tutte le cose, ad un certo punto il tempo finisce e non si può urlare che ci vuole altro tempo. magari occorre un'altra giornata per votare 2 soli emendamenti? Vergogna a chi si comporta così.
7800 emendamenti possono essere presentati come ostruzionismo. Chi li presenta spesso dimentica che è proprio la democrazia a premetterglielo.
Ma se poi gli emendamenti sono quelli di Minzolini che chiede di inserire la cittadinanza "si acquista da genitori italiani", ci si sente presi in giro e ci si chiede come fare in modo che la democrazia non valga solo per il singolo, ma anche per il resto del Paese che, carico di disoccupati e cassaintegrati, non può permettersi che uno stipendio venga sprecato così.
Fortunatamente c'è chi, incurante di queste chiacchiere pretestuose tira verso l'obiettivo di riformare.
Avanti così

lunedì 26 maggio 2014

Elezioni 2014 - Festeggiare? No, rilanciare l'impegno e l'entusiasmo

Le elezioni Europee hanno dato un risultato entusiasmante per il Partito Democratico. Questo fatto ci rasserena, ci fa capire che la strada presa è quella giusta. Non abbiamo bisogno di bandiere sventolanti a marcare il territorio. No. Dobbiamo invece dare risposte al consenso raccolto. Abbiamo proposto un impegno per cambiare verso all'Italia e all'Europa e abbiamo avuto una fiducia mai raccolta dai partiti di sinistra in Italia. Su questo consenso, nessuno si tiri indietro per incarnarlo e produrre un vero cambiamento nel nostro Paese, nella nostra Italia, e nell'Europa. Nel momento in cui gli euroscettici alzano la voce e il guadagnano consenso sulle macerie di una Europa troppo tecnocratica e poco appassionata ai problemi della gente, il consenso al Partito Democratico diventa l'inevitabile spinta di cambiamento e di miglioramento.
E pur essendo i più convinti sostenitori di questo cambiamento, soprattutto alla luce del risultato elettorale, non vogliamo fare da soli, convinti che l'impresa è titanica. Renzi in conferenza stampa si presenta così:

"Il mio invito a tutte le forze che sono in parlamento è di abbassare i toni e alzare le ambizioni.
L'italia deve puntare in alto, deve riscoprire il piacere di sentirsi importante ai fini del risultato. Per farlo deve innanzitutto cambiare lei. Il messaggio di questa notte ci dice che il cambiamento promesso deve arrivare in tempi ancora più veloci di quelli che abbiamo immaginato". Così Renzi a Palazzo Chigi.

Fare bene, fare insieme, ma fare alla svelta. Questo è il messaggio importante che oggi ci guida.

lunedì 21 aprile 2014

Qualcosa di sinistra

All'inizio è sembrata una sparata ... 80 € in più al mese ... Sorrisini ... Vedremo ...
Poi pian piano le proposta ha preso forma, e prima di Pasqua è diventata decreto del Governo.
Ma allora qual'cosa di concreto si può fare. Basta volerlo fare. E fare qualcosa che riguarda la maggioranza dei cittadini e non solo le minoranze tutelate e garantite.
Forse occorre avere il coraggio di provarci. Occorre avere il coraggio di avere come interlocutori gli anonimi cittadini lavoratori e non i pochi potenti e spesso prepotenti.
Se l'Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro, è giusto aumentare il prelievo fiscale sulle rendite finanziarie (solamente al 26%) e lasciare i soldi a chi lavora (ancora il 35%).
Dunque ora sono diventati concreti, nello stipendio di maggio saranno disponibili. Sia che vengano spesi, così aumentano i consumi, sia che vengano risparmiati, lasciandoli alle banche in sofferenza, questi soldi sono in grado di migliorare le prospettive della nostra economia, in un modo contagioso che riguarda oltre 10 milioni di persone.
La direzione è quella giusta. Finalmente qualcosa di sinistra!

giovedì 3 aprile 2014

Ci scippano l'acqua


martedì 11 marzo 2014

Chi sostenere con la prima iniziativa?

Ora, pur con un percorso per nulla lineare ma obbligato dalle circostanze (ne Napolitano ne i parlamentari erano disposti alle Elezioni) Renzi è diventato capo del governo e ha assunto l’incarico di far uscire l’italia dalla palude.
Sembra che si troveranno 10 Miliardi di € e ci si accapiglia su a chi destinarli. Il presidente di Confindustria Squinzi li reclama per le imprese. Non ci si poteva aspettare altro. Ma anche Squinzi dovrebbe ammettere che sarebbe meglio avere una semplificazione della burocrazia per far lavorare meglio le aziende.

I lavoratori dipendenti ne hanno più bisogno. Se hanno soldi a disposizione possono spingere i consumi. Altrimenti, quello che producono le industrie, a chi servirebbe se non ci sono le risorse per gli acquisti?

martedì 4 febbraio 2014

Ancora insieme Casini e Berlusconi

Per qualcuno le parole pronunciate non volgono nulla.

Cosa disse Berlusconi

Cosa disse Casini

Cosa dice ora Casini

Cosa dice ora Berlusconi

Entrambi sono disposti a clamorosi voltafaccia per non rimanere insignificanti

lunedì 3 febbraio 2014

Riforma assetto proprietario Banca d'Italia

La forte polemica di questi giorni ci porta a fornire a tutti coloro che sono interessati al merito delle questioni a fornire chiarimenti sulla questione.
Riprendiamo quanto ricevuto dall'On. Elena Carnevali e dall'Ufficio Stampa del Gruppo PD alla Camera. 

Chi possiede Banca d’Italia?
La Banca d’Italia non è mai stata statale, ma proprietà degli istituti bancari e assicurativi.


Qual è oggi la compagine azionaria?
Oggi più del 50 per cento è in mano a Intesa San Paolo e Unicredit.


C’è quindi il pericolo che i controllati (le banche) controllino il controllore (la Banca d’Italia esercita la vigilanza sui mercati del credito e delle assicurazioni)?
No, perché la Banca d’Italia è e resta un Istituto di diritto pubblico e i soci proprietari delle azioni non hanno alcun potere sulla governance dell’istituto e sulla gestione delle attività istituzionali della Banca.


Cosa succede con la riforma?
Nessuno potrà possedere più del 3 per cento delle azioni di Banca d’Italia. Gli azionisti che oggi ne possiedono di più dovranno vendere.


Qual è la regola per la rivalutazione?
La nuova regola è che agli azionisti verrà riconosciuto un rendimento non superiore al 6 per cento del capitale investito (non più, quindi, delle riserve). Il valore del capitale viene portato a 7,5 miliardi. Quindi, il massimo dei dividendi attribuibili in futuro è di 450 milioni, una cifra inferiore al massimo oggi raggiungibile.


Qual è il beneficio “di sistema” di questa operazione?
Finora le azioni di Banca d’Italia non potevano far parte del capitale di vigilanza dei soggetti che le possedevano, appunto perché non stavano sul mercato e non c’era un criterio univoco di valutazione. Grazie alla riforma, potranno essere inserite nel capitale di vigilanza.


E allora? C’entrano forse Basilea 3 e i nuovi criteri prudenziali dell’Unione bancaria?
Sì. Le banche sono limitate, nel credito che possono erogare, dalla quantità del loro patrimonio. I requisiti di patrimonializzazione richiesti alle banche sono molto aumentati dopo la crisi del 2008-2009. Tutti gli organismi internazionali, e per ultima l’Unione Europea, hanno introdotto metodi più stringenti di valutazione dei rischi e requisiti patrimoniali più elevati. E questo è, insieme alla crisi dell’economia reale, una delle cause della restrizione del credito bancario di cui soffrono soprattutto le imprese piccole e medie.


Quindi i 7,5 miliardi derivanti dalla rivalutazione rafforzano il patrimonio del sistema bancario?
Sì. E si ottiene questo risultato senza spendere neanche un euro del bilancio pubblico. I proprietari delle azioni rivalutate le venderanno sul mercato per scendere al 3 per cento: i soldi che andranno alle banche verranno dal mercato, non dallo Stato.


Le riserve della Banca d’Italia potrebbero essere usate per altri scopi, ad esempio per finanziare investimenti pubblici o altre forme di spesa pubblica?
No, assolutamente no. Non si tratta di un “tesoretto” a cui liberamente attingere, ma appunto di un attivo che garantisce l’intero paese all’interno dell’Unione Economica e Monetaria. Oggi, dopo la crisi finanziaria e con l’Italia soggetta alla crisi del suo debito pubblico, è impensabile anche solo ipotizzarlo. In realtà, le riserve non vengono spese neppure con l’operazione effettuata dal decreto 133, perché esse cambiano semplicemente collocazione all’interno dello stato patrimoniale della Banca d’Italia, spostando 7,5 miliardi da riserve a capitale sociale. Abbiamo però ottenuto il massimo possibile nelle condizioni date: utilizzarle come volano per il rafforzamento del patrimonio del sistema finanziario (bancario e assicurativo) italiano, con effetti indirettamente positivi sulla crescita tramite riduzione delle restrizioni sul credito.

Perché la riforma di Banca d’Italia è stata legata all’IMU?
Perché la copertura finanziaria per l’abolizione della rata IMU prima casa di dicembre è stata messa a carico del settore creditizio, finanziario e assicurativo, nonché della stessa Banca d’Italia, con l’aumento degli acconti IRES e IRAP e con un’addizionale straordinaria alle aliquote IRES, per un totale di 2,163 miliardi nel 2013 e 1,5 nel 2014. Mentre, da un lato, si chiede questo sforzo al settore, dall’altro gli si concede il beneficio indirettamente derivante dalla rivalutazione delle azioni della Banca centrale. Peraltro, dalla rivalutazione emergerà un introito fiscale aggiuntivo di circa un miliardo per il bilancio dello Stato.

lunedì 27 gennaio 2014

Giornata della Memoria

Il Pd Bergamo invita a sottoscrivere la petizione per il Memoriale ai bambini di Selvino
e presenta in Regione una mozione sul tema

Anche il Partito Democratico bergamasco aderisce e invita a firmare la petizione che invita le istituzioni ad attivarsi perché uno dei più importanti luoghi della Memoria in provincia di Bergamo non vada dimenticato: Sciesopoli, l'ex colonia che tra il 1945 e il 1948 ha accolto oltre 300 bambini ebrei sopravvissuti all'inferno della soluzione finale e dei lager nazisti. 
L'obiettivo della petizione è quello di trasformare la struttura, che oggi è cadente e rischia di essere venduta, in un Memoriale che ricordi non solo l'orrore ma anche la capacità di reagire e di tornare alla vita.
Sul tema i consiglieri regionali del Partito democratico presenteranno presto una mozione.

Ecco il link per firmare la petizione
Conserviamo Sciesopoli Selvino

lunedì 20 gennaio 2014

Non si può tacere

Non si può tacere di fronte alla campagna di aggressione di chiaro stampo razzista contro la ministra Cécile Kyenge. Un conto è criticare alcune scelte politiche e contrastarle anche con fermezza, un conto è seminare rancore ed alimentare un’aggressività che solo superficialmente, e quindi pericolosamente, si richiama ad obiettivi di carattere politico, ma che in realtà si basa solo su sentimenti di esclusione e di intolleranza.
La crisi che viviamo ha determinato un crescita della sfiducia verso le istituzioni ed è una crisi anche culturale che può degenerare in una conflittualità senza sbocchi. Una società che vuole continuare ad essere civile non può far spallucce (magari pensando che è opera di una esigua minoranza) di fronte a una campagna di inciviltà che punta alla visibilità mediatica e al consenso politico. Si tratta di un’inaccettabile propaganda razzista e questo va detto in modo chiaro, senza giri di parole, ad alta voce.
Sono sicuro che la maggioranza dei cittadini della nostra città e del nostro paese sia del mio stesso parere. Per questo bisogna rispondere a queste persone non scendendo sul loro terreno ma rilanciando il valore politico ed educativo della civiltà e rimettendo al centro la dignità di ogni persona, soprattutto se debole e fragile, esclusa e abbandonata. Per il sociologo Edgard Morin l’antidoto fondamentale alle tante barbarie è la solidarietà, la cui intensità emotiva riveste la forma della fraternità. È così. La solidarietà è il lievito di una politica di civiltà che inevitabilmente contrasta ogni pregiudizio che è d’ostacolo ad ogni tipo di sviluppo. La solidarietà chiede di reagire opponendo la cultura del bene comune all’analfabetismo rancoroso e conflittuale.
Essere solidali oggi con la ministra Kyenge vuol dire avvertire la pericolosità delle campagne che sfruttano la sofferenza reale delle persone. Cécile Kyenge deve essere criticata, quando si merita critiche politiche per ciò che fa o non fa, non per il colore della sua pelle, non per un nome e cognome poco italiani.
Semmai, al governo va chiesto di dar più poteri, più peso, più centralità al Ministero dell’integrazione, che non può essere solo un fiore all’occhiello di un dicastero ma deve agire da attore forte nella questione dei diritti civili. È “un’urgenza che – come ha scritto alcuni giorni fa Michele Ainis – è rimasta sin qui sotto un cono d’ombra”. È arrivato il momento di parlare di riforma della Bossi-Fini sull’immigrazione oltre che dell’abolizione del reato di clandestinità e di trovare una soluzione per i diciottenni, figli di immigrati, nati in Italia, solo per citare due temi cruciali. È il momento di mettere le vele della barca in cui ci troviamo tutti al vento della speranza, allontanandoci dalle raffiche contrarie e pericolose che attraversano l’Europa in crisi. È il momento di alzare la voce per zittire chi sa solo imprecare. Non è il momento di tacere.
don Virginio Colmegna


(Don Virginio Colmegna è presidente della Fondazione Casa della carità Angelo Abriani di Milano. Ordinato sacerdote nel 1969, negli anni Ottanta ha promosso diverse cooperative e comunità di accoglienza. Direttore della Caritas Ambrosiana dal 1993 al 2004, quando il cardinale Carlo Maria Martini gli ha chiesto di dar vita alla Casa della carità. Sorta nel quartiere periferico di Crescenzago, la struttura è una vera e propria Casa che accoglie e dà aiuto quotidiano e gratuito a decine di persone in difficoltà.)

venerdì 17 gennaio 2014

Incontrare Berlusconi?

Sembra che per raggiungere un accordo con l’opposizione di governo occorra incontrarsi con Berlusconi, che di Forza Italia è presidente, dopo lo strappo con Alfano risulta l’unica carica assegnata. Non è certo un passaggio esaltante per il segretario del PD Renzi. Ma appunto è un passaggio. Non è un caffè con un amico, è l’incontro con il capo dell’opposizione; Se l’opposizione non riesce a raccogliersi che attorno ad un pregiudicato per evasione fiscale, questo è un problema dell’opposizione. L’obiettivo non è legittimare Berlusconi, ma votare in Parlamento una nuova legge elettorale e magari anche la riforma del Titolo V della Costituzione. Occorre avere chiaro l’obiettivo da raggiungere, e finora i passi più incisivi nella direzione del cambiamento della legge elettorale sono stati effettuati dal segretario del PD Renzi; la discussione delle proposte è stata tolta al Senato che in 7 mesi non ha completato la formulazione di una proposta neppure in commissione; la Camera ha calendarizzato l’inizio della discussione per il 27 gennaio.

Quale sarà la proposta, e toccherà al PD portarla alla discussione dell’Aula, lo vedremo nei prossimi giorni. Per intanto cerchiamo la più ampia condivisione delle regole, con gli avversari storici e anche con quelli impresentabili come Berlusconi. Sicuramente saranno i cittadini ad avere il vantaggio di scegliere i propri rappresentanti con le elezioni e non i segretari di partito. Sembra che qualcuno ogni tanto si dimentica quale sia l’obiettivo delle riforme.

martedì 7 gennaio 2014

Bersani, rimettiti al più presto

Il circolo del PD di Mapello vuole stringersi con un abbraccio alla famiglia di Pierluigi Bersani per augurare una pronta guarigione.
Insieme a tutto il Partito Democratico, ti siamo vicini e ti aspettiamo per nuove battaglie insieme

mercoledì 25 dicembre 2013

sabato 21 dicembre 2013

mercoledì 11 dicembre 2013

Quelli che non vogliono pagare la propria parte

Vi invito prima a leggere il seguente articolo. Poi, se volete leggete i miei commenti e lasciate i vostri.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/11/costi-della-politica-i-trucchetti-di-veneto-e-piemonte-per-i-consiglieri-regionali/809240/

Non mi interessa che le regioni indicate siano amministrate dalla Lega, i soldi dei consiglieri regionali li prendono anche i consiglieri dell'opposizione.

Non mi interessa sapere se qualcuno versa parte dei soldi al suo partito o fa beneficenza agli orfanelli.

Quello che noto è che non potendo più aumentarsi lo stipendio, i consiglieri regionali hanno deciso di pagare meno tasse per averne più a disposizione loro. Non è abbastanza vergognoso? Scelgono di avere loro i soldi e di non pagare la loro parte.

La proposta di Renzi di limitare lo stipendio dei consiglieri regionali allo stipendio del sindaco capoluogo di regione è da attuare nel più breve tempo possibile (compresi la diaria, l'indennità di fine mandato e, scusate la facile ironia,  i rimborsi per comprarsi le mutande). E poco importa se qualcuno farà difficoltà ad arrivare a fine mese (come dichiarato dall'assessore lombardo Cattaneo); può sempre andare a lavorare.
Come facciamo noi



martedì 10 dicembre 2013

Giornata internazionale per i diritti umani

10 dicembre 2013
Oggi, a vent'anni dall'adozione della Dichiarazione di Vienna e del Programma d’azione (1993), la Giornata internazionale dei diritti umani si pone quale momento di riflessione e di rinnovata responsabilità collettiva.
Articolo di: UNRIC

Messaggio del Segretario Generale  in occasione  della Giornata dei Diritti Umani
(Bruxelles, 10 dicembre 2013)

La Giornata dei Diritti Umani segna l’anniversario dell’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte dell’Assemblea Generale. Quest’anno, in particolare, si celebrano i vent’anni dal compimento di un passo coraggioso verso la realizzazione di tali diritti: l’adozione della Dichiarazione di Vienna e del Programma d’azione in seno alla Conferenza Mondiale sui Diritti Umani. Avvalendosi del contributo di più di ottocento ONG, istituzioni nazionali, organismi aderenti al trattato e accademici, gli Stati Membri hanno adottato una visione di vasta portata e creato l’Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR), realizzando così uno dei sogni più ambiti dalla comunità internazionale.

Nel corso dei due decenni di esistenza dell’OHCHR, cinque Alti Commissari si sono succeduti a condurre l’attività delle Nazioni Unite per far avanzare i diritti umani nel mondo. Attraverso un vasto sistema di norme e meccanismi giuridici, l’OHCHR sostiene le vittime, spinge gli Stati ad adempiere ai propri obblighi, supporta gli esperti e gli organismi dei diritti umani, e aiuta gli Stati – grazie alla presenza in sessantuno paesi – a sviluppare la propria capacità di tutela dei diritti umani.
La promozione dei diritti umani è uno degli obiettivi fondamentali delle Nazioni Unite, che l’Organizzazione persegue dalla sua fondazione.

Oggi come allora, la chiave del successo è la volontà politica degli Stati Membri. Sono gli Stati, in prima istanza, a dover proteggere i diritti umani e prevenirne le violazioni a livello nazionale, e ad esporsi quando altri Stati falliscono nel loro dovere di adempimento. Ciò non risulta sempre facile, e negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a genocidi e molte altre orrende violazioni su vasta scala dei diritti umani e della legge umanitaria.

Il miglioramento del sistema di prevenzione e reazione del sistema ONU alle catastrofi imminenti è al centro di una nuova iniziativa, chiamata “Rights Up Front Action Plan”. Questo Piano mira ad assicurare che il sistema Onu e tutto il personale riconoscano il ruolo centrale che i diritti umani occupano tra le responsabilità collettive dell’Organizzazione. Soprattutto, intende rafforzare la nostra capacità di risposta ad abusi su vasta scala ed evitare che tali situazioni si verifichino, innanzitutto attraverso azione e sensibilizzazione preventive basate sui diritti umani.

In questa Giornata dei Diritti Umani, faccio appello agli Stati affinché mantengano le promesse fatte alla Conferenza di Vienna. Riaffermo l’impegno di Segretariato, fondi e programmi delle Nazioni Unite, nel rimanere vigili e coraggiosi di fronte alle violazioni dei diritti umani. Infine, rendo omaggio a uno dei più grandi simboli dei diritti umani del nostro tempo: Nelson Mandela, la cui scomparsa ha gettato il mondo nel dolore, ma il cui impegno per dignità umana, giustizia e compassione rimarranno per sempre un’ispirazione per realizzare un mondo che riconosca i diritti umani di tutti.
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lunedì 9 dicembre 2013

Nelson Mandela

Il suo nome  è Nelson Mandela e significa:

Dignità
Orgoglio
Coraggio
Determinazione
Fermezza
Correttezza
Diritti
Giustizia
Democrazia
Pace
Non bastano le parole conosciute per descrivere un uomo giusto, schierato con i deboli, che ha dedicato la propria vita alla lotta per i diritti del popolo nero oppresso dall’apartheid in Sud Africa.
Il ferro si piega, l’acciaio si spezza ma 27 anni trascorsi nel carcere di Robben Island non lo hanno ne piegato ne spezzato. Il pensiero e il desiderio di essere un uomo libero in un Paese libero si è concretizzato negli anni 90, dopo 50 anni di lotta dura e ininterrotta.
Nelson Mandela presidente non ha avuto atteggiamenti vendicativi con i suoi aguzzini e i suoi oppressori. E’ stato il Presidente di tutti i sudafricani, un popolo in cui l’80% della popolazione è nera e la  minoranza bianca è sempre stata tutelata e libera con Mandela.
Saluta il leader dell’ANC (Africa National Congress) , saluta il premio Nobel per la Pace, saluta il  primo  presidente del Sudafrica libero.
Saluta MADIBA
Dedicagli un pensiero, respirerai libertà e penserai all’importanza dei diritti umani.
Nelson Rolihlahla Mandela, sei un esempio e un modello, la tua esistenza ha reso più nobile l’umanità.

Matteo Renzi Segretario

Mapello saluta e accoglie il nuovo segretario del Partito Democratico.

Il circolo di Mapello, insieme a quasi 3 milioni di votanti, ha organizzato le Primarie 2013 e nel seggio allestito in Piazza IV Novembre, ha raccolto i seguenti voti:

Votanti 226
Cuperlo              42 voti
Renzi               149 voti
Civati                33 voti
Schede bianche    1
Schede Nulle        1

Con l'augurio che lo slogan "l'Italia cambia verso" diventi la prospettiva del futuro, anche immediato, per il governo dell'Italia, il Circolo si unisce ai festeggiamenti per il nuovo importante incarico e di schiera accanto al nuovo segretario nazionale Matteo Renzi.
A lui, fin da ora, chiediamo l'impegno a realizzare nel più breve tempo possibile il suo programma per la guida del partito e per il bene dell'Italia